A pochi passi dalla stazione di Verona, su un’area che per anni è stata sinonimo di degrado, oggi sorge un complesso che racconta una storia diversa: rigenerazione urbana, accoglienza, diritto allo studio e comunità. È qui che la Chiesa ortodossa rumena di Sant’Elia e San Zeno ha costruito negli ultimi anni non solo un luogo di culto e un centro sociale, ma anche uno studentato sociale che aprirà le porte nell’autunno 2026.
Un progetto che mette insieme istituzioni, comunità locali, università e finanza etica, con l’obiettivo di rispondere a un bisogno sempre più urgente: trovare alloggi accessibili per studenti e studentesse in una città dove il mercato immobiliare rende sempre più difficile il diritto allo studio.«Abbiamo acquistato questo terreno abbandonato tramite lo Stato rumeno, lo abbiamo bonificato e trasformato in un luogo vivo per la comunità», racconta padre Gabor Codrea, parroco della comunità ortodossa rumena di Verona. «Prima sono arrivati la chiesa e il centro sociale. Poi abbiamo deciso di trasformare l’idea iniziale di un centro culturale in uno studentato, come servizio concreto a favore della città».
Dalla chiesa al centro sociale: un presidio di comunità
Il progetto prende forma a partire dal 2014. La chiesa viene completata nel 2016, anno in cui iniziano anche le celebrazioni religiose. Accanto, nasce un centro sociale che oggi ospita una biblioteca, uno studio medico, spazi di incontro per le donne badanti, aree comuni e un parco utilizzato non solo dalla comunità rumena, ma anche da residenti italiani del quartiere.
«Abbiamo voluto costruire uno spazio che rispondesse alle grandi domande del nostro tempo, anche sul piano ambientale», spiega padre Gabor. «Abbiamo recuperato materiali, dato attenzione all’aspetto ecologico e cercato di creare un luogo che fosse davvero condiviso».Il complesso sorge su un’area di circa 6.400 metri quadrati, diventata nel tempo un punto di riferimento non solo religioso, ma anche sociale, in una zona strategica della città.
Lo studentato: 74 posti letto contro l’emergenza abitativa
La nuova fase del progetto è lo studentato sociale, ormai in fase avanzata di realizzazione. Tre piani, circa 1.500 metri quadrati, 34 stanze tra singole e doppie, per un totale di 74 posti letto, oltre a mensa, palestra, spazi comuni, parcheggi e deposito biciclette.
Una parte centrale del progetto è l’accessibilità economica. Grazie a una convenzione con l’università di Verona, almeno il 20% dei posti sarà riservato a studenti e studentesse provenienti da famiglie in difficoltà economica.
«L’idea nasce anche dalle mobilitazioni degli ultimi anni sul tema degli alloggi per studenti», racconta padre Gabor. «A Verona il problema è meno esplosivo che altrove, ma trovare una stanza a prezzi accessibili resta molto difficile. E questo rischia di diventare un ostacolo concreto al diritto allo studio».
Lo studentato ospiterà anche studenti Erasmus provenienti dalla Romania, in base agli accordi tra l’ateneo scaligero e le istituzioni rumene, mentre il resto dei posti sarà assegnato secondo le graduatorie universitarie.Per padre Gabor, lo studentato non è solo una risposta tecnica al problema degli alloggi, ma un tassello di un progetto più ampio di comunità: «Non vogliamo creare solo un dormitorio. Vogliamo che questo sia un luogo di incontro, di relazioni, di crescita, per studenti italiani e stranieri».
Una mensa che diventa un ponte tra culture
Tra gli elementi distintivi del progetto c’è anche la mensa, pensata non solo come servizio, ma come spazio educativo e culturale. Due giorni alla settimana saranno dedicati a menù completamente vegani. Inoltre, studenti e studentesse saranno coinvolti nell’elaborazione dei menù, valorizzando le diverse culture di provenienza attraverso la cucina.«Vogliamo che anche il momento del pasto diventi occasione di incontro e conoscenza reciproca», spiega il parroco. «La cucina può essere un ponte tra culture».
Il ruolo di Banca Etica: fiducia e continuità
Il progetto è sostenuto da un partenariato articolato che coinvolge il governo rumeno, attraverso il dipartimento per i rumeni all’estero, l’università di Verona e le istituzioni locali. In questo quadro si inserisce il ruolo di Banca Etica, che ha concesso una fideiussione da 300mila euro per anticipare parte dei contributi pubblici.
«Con la comunità ortodossa di Verona c’è un rapporto che dura da oltre dieci anni», spiega Nicola Rinaldi, vicedirettore della filiale veronese di Banca Etica. «Abbiamo già finanziato in passato la costruzione della chiesa. È stato naturale continuare a camminare insieme anche per questo progetto».Secondo Rinaldi, lo studentato rappresenta un esempio virtuoso di come un’iniziativa locale possa generare impatti concreti: «Parliamo di diritto allo studio, emergenza abitativa, integrazione, costruzione di comunità. È un progetto corale, con più attori coinvolti, e questo per noi è un elemento di grande valore».
Photo credits: Chiesa ortodossa rumena di Sant’Elia e San Zeno
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